
Premio Gherardo Amadei a
per il libro
Raffaello Cortina, 2024, MILANO

Premio Gherardo Amadei a
per il libro
Carocci, 2024, ROMA
La Giuria ha deciso di premiare ex-equo “Il desiderio di essere capiti. Rotture, mentalizzazione, intersoggettività” di Antonello Colli e “Quelli che restano” di Maurizio Pompili.
Il primo è un testo profondamente radicato dentro una cornice psicoanalitica, ma con la capacità di allargarne i margini. Ciò avviene con la considerazione basilare che il principale compito di un essere umano quando viene al mondo è di entrare in relazione con i suoi simili, i caregiver per primi. Questa posizione, ormai piuttosto condivisa, è una prima consolidata spolverata ad una certa psicoanalisi. Il processo che rende un incontro efficace per la salute mentale dell’individuo è appunto quello di essere capito. Ciò ha una ricaduta immediata e intuitiva dentro la relazione terapeutica. Un’altra spolverata si realizza con la rivisitazione del concetto di resistenza, non più attribuita, in maniera giudicante, solo al paziente, ma considerata all’interno dello scambio relazionale con il terapeuta. Questo passaggio, oltre alla centralità della mentalizzazione, alla passione per la ricerca, all’attenzione per la manualizzazione, fa risuonare il libro in sintonia con le note di Gherardo.
Il secondo testo è un contributo innovativo e coraggioso, un tema importantissimo per la clinica, ma poco frequentato dalla teoria e dalla saggistica. È facile immaginare il perché. Del libro ci piace evidenziare alcune caratteristiche. In primo luogo, a proposito di confini, il continuo attraversamento di territori e stati. Con ponti, più che dogane e barriere. Pur non essendo un libro strettamente psicoanalitico, tuttavia ne risulta permeato, se ne sente la presenza e la migliore qualità. È di fondamentale importanza, poi, l’attenzione verso quelli che restano, appunto, in qualche modo doppiamente vittime dopo il suicidio di un parente. In primo luogo, per la perdita subita e, in seguito, perché non trovano spazio e cura per sé stessi. Molto efficace è così il riconoscimento dello stigma, l’importanza della postvention, l’individuazione di strategie di intervento. Infine, ci è sembrato significativo e profondo aver dato voce alle testimonianze di chi è restato vivo dopo il suicidio. Questa cura dell’altro, delicata ed efficace, ha fatto nuovamente risuonare qualcosa che apparteneva a Gherardo e che lui praticava con continuità.
Milano, venerdì 28 febbraio 2025